La letteratura italiana in Albania: intervista alla direttrice della casa editrice “Dudaj”

La letteratura italiana in Albania: intervista alla direttrice della casa editrice “Dudaj”


Tre anni fa, il mio ultimo romanzo dal titolo “Nusja e Virgjer” (La Sposa Vergine) è stato tradotto in lingua albanese. Da allora mi interessa la cultura di questo Paese, la cui lingua, in Italia è tutelata dalla legge 482/1999.

Nella nostra penisola la lingua italo-albanese (arbëresh) è parlata con diverse variazioni linguistiche in 50 comunità (di cui 41 sedi comunali), distribuite in ben sette regioni su venti (Abruzzo, Molise, Campania, Basilicata, Puglia, Calabria e Sicilia). In Albania, moltissimi sono gli scrittori italiani tradotti e addirittura risulterebbe che siano più letti degli scrittori autoctoni.

Arlinda Dudaj è la direttrice della casa editrice “Dudaj” – una delle più importanti e apprezzabili sul mercato librario e che ha tradotto numerosi autori italiani viventi e non. Nel suo catalogo nomi del calibro di Pier Paolo Pasolini, Italo Calvino, Antonio Tabucchi, Roberto Saviano, Paolo Giordano, Paolo Di Paolo, Daria Bignardi, Alessandro Leogrande, Fabio Volo, Fabio Geda, Andrea Vitali ed altri – alla quale abbiamo posto alcune domande.

Dottoressa Dudaj, quanto hanno influito le parabole degli anni ’90 per la trasmissione dei canali tv italiani nella scelta dei lettori. Come mai gli autori italiani vengono letti di più che gli autori albanesi?

L’Albania è sempre stato il Paese di fronte, molto interessato alla cultura, alla televisione e a tutto quello che era italiano. Si vedeva la televisione italiana anche prima della caduta del comunismo, anche se questo poteva essere pericoloso, costruendo delle antenne in modo molto artigianale. Da ciò nasce anche questo amore che è durato nel tempo e che coinvolge anche la letteratura italiana. E’ vero anche che il cambiamento avvenuto dopo la caduta del regimel comunista, della censura e di tutto quello che impediva le traduzioni, hanno fatto esplodere le pubblicazioni di opere in lingue straniere. Intanto, la letteratura albanese si sta sviluppando, anche se con molta difficoltà.

Secondo i dati del Ministero della Cultura, i costi di distribuzione possono arrivare a toccare anche il 40% del prezzo di copertina. Le case editrici in Albania hanno un ruolo nella distribuzione?

Le case editrici generalmente fanno da sé la distribuzione, perché non esistono case di distribuzione o catene di librerie. Il trenta per cento va ad ogni libreria e il 10 per cento sono costi supplementari.

Da chi è gestito in Albania il sistema IBSN (International Standard Book Number)?

L’International Standard Book Number è gestito dalla Biblioteca Nazionale Albanese direttamente, e non ha nessun costo. E’ gratuito.

Come giudica l’unione dei settori libri di Mondadori e Rcs? Non le sembra che dopo il riassetto le piccole case editrice abbiano più respiro? Un suo parere a riguardo

Da alcuni editori italiani ho sentito parlare di “pasticcio”. Sono cambiate molte cose e si dice che questa unione danneggi i lavoratori delle case editrici. E’ ancora tutto in fase evolutiva e non è facile prevedere come andrà a finire. Non ogni cambiamento però porta male, sono infatti nate delle nuove case editrici, che stanno emergendo in un modo più fresco e indipendente.

La sua casa editrice nasce nel 2001. Negli ultimi dieci anni molto è cambiato nel suo Paese. Quattro anni fa sono state aperte le negoziazioni per far parte dell’Unione Europea e ciò ha permesso lo sviluppo di una visione per il futuro, un avallo alla realizzazione del fare. Quanto si è sentita parte di questo meccanismo culturale?

Io sono entrata nel 2012 con una richiesta di finanziamenti a Creative Europe-Eacea Project-Translation Funds. Ed è proprio per questo motivo che abbiamo potuto essere eleggibili per i finanziamenti. Devo dire che mi è andata bene, e così ho avuto modo di pubblicare tanti libri e autori europei. Anche l’anno scorso, con la mia squadra, abbiamo rivinto un altro progetto. Quasi 20 libri pubblicati e promossi con questi aiuti. Anche l’Istituto Italiano di Cultura ci aiuta per i libri italiani, e io mi sento completamente parte di questo meccanismo. Basta scegliere bene, scrivere bene e fare un lavoro di alta professionalità.

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